UN COMMENTO COMUNISTA AI RISULTATI DELLE
ELEZIONI POLITICHE DEL 4 MARZO 2018
Le elezioni politiche del 4 marzo scorso hanno sancito la parziale vittoria elettorale di Lega Nord e Movimento 5 Stelle, le due aggregazioni politiche borghesi che, seppure da punti di vista diversi, hanno cavalcato l’onda dei malumori e della ribellione di una fetta dell’opinione pubblica contro questo sistema politico, dominato soprattutto dal capitale finanziario e dalle forze borghesi imperialiste, che avevano in Matteo Renzi e nel suo alter ego Silvio Berlusconi i loro principali referenti politici e sociali. Nonostante non si sia verificata quella astensione di massa paventata da più parti, come forma di protesta contro l’attuale establishment, la maggioranza dell’elettorato medio ha voluto premiare quelle forze che si sono atteggiate a forme anti sistema. Da una parte la Lega, che ha fatto della xenofobia e del razzismo il principale punto della sua campagna elettorale e ha saputo raccogliere i voti di gran parte delle classi medie delle regioni settentrionali impoveritesi negli ultimi 15 anni a causa del processo di globalizzazione imperialista dei mercati, che ha provocato l’emergere di potentati monopolistici mercantili e finanziari ai danni di una classe media di negozianti e bottegai che hanno notevolmente ridotto i loro guadagni sino finire in rovina, per molti di loro. Dall’altra, la Lega ha anche preso una parte di consenso dalle fasce popolari, come proletariato industriale e sottoproletariato delle periferie urbane, che vede nei lavoratori immigrati un concorrente per la piena occupazione e ha perso la capacità di discernere le proprie esigenze di classe e ha perso gran parte della propria coscienza politica di classe. In tale contesto la rigidità razzista, la propaganda per una visione localista e campanilistica della politica hanno avuto il sopravento sulle scelte di classe, a questo si aggiunga la quasi totale assenza di aggregazioni politiche adeguate di sinistra che possano agevolmente attirare il voto operaio. Tutto ciò è stato da catalizzatore del voto leghista, una formazione politica espressione della borghesia più arretrata, portavoce delle esigenze padronali di una fetta della borghesia settentrionale, ancora legata alla produttività industriale e che aspira ad una maggiore autonomia fiscale e politica per fare fronte adeguatamente alla concorrenza delle borghesie europee. Il Movimento 5 Stelle, invece, rappresenta altresì una amalgama di scontenti, dall’operaio espulso dalla produzione, perché la sua fabbrica è stata spostata in Bulgaria o in Romania, al piccolo negoziante, fallito per l’apparizione nel suo stesso ambito di un centro commerciale con prezzi ridotti, al professionista medio tartassato da una alta fiscalità imposta da una burocrazia statale opprimente, tesa a mantenere i privilegi di una casta dominante politico-militare onnipotente, al giovane disoccupato che, in un paese senza investimenti e senza prospettive di piena occupazione, come l’Italia, è costretto ad emigrare o a vivere una vita di precarietà lavorativa senza fine. Non a caso questi fenomeni, che sono molto più pressanti e congeniti nel Meridione, dominato dalla mafia, complice con il sistema politico vigente, hanno condizionato senz’altro il voto che ha portato il Movimento 5 Stelle a essere il vero partito vincitore in tutte le regioni del Sud Italia. Dall’altra invece i due partiti che sino alla vigilia del voto hanno rappresentato e governato l’Italia, il Pd e Forza Italia, sono stati penalizzati e hanno perso voti. Il Pd in particolare ha perso tanti consensi. Questo è il risultato di un partito che nominalmente si fa passare per erede della tradizione socialdemocratica, riformista e di sinistra, mentre invece in realtà è da anni l’espressione del capitalismo finanziario e imperialista, che domina la società Italiana da sempre, con il sostegno del clero cattolico, delle banche, degli USA e della Nato, oltre che dell’UE. L’emorragia di voti del Pd non sono andati alle formazioni a sinistra del Pd. In primis la formazione politica “Liberi e Uguali” di Grasso, sponsorizzata da D’Alema e da tutti quelli che provengono dai vecchi DS, ha fatto un flop bestiale. Ciò dimostra ampiamente che i reduci e gli eredi di coloro che hanno promosso l’affossamento del vecchio socialdemocratico Pci, con i susseguenti cambi di nome (Pds, Ds e infine Pd), non godono di una gran simpatia tra l’opinione pubblica italiana e si sono ridotti ad una formazione politica fantasma, una accozzaglia di sigle senza nerbo, spesso autoreferenziali, senza alcun impianto ideologico e tenute su per motivi di carriera politica personale di qualche individuo. Un discorso a parte merita la formazione politica “Potere al Popolo”. Anche questa formazione politica è stata un totale flop, ottenendo appena l’1,1% dei consensi, mentre in campagna elettorale aspiravano (per loro stessa ammissione) al 3%. Questa lista elettorale, nata e sostenuta da ciò che resta del fantasma del vecchio Partito della Rifondazione Comunista, unitasi ad alcuni centri sociali, specie del Meridione d’Italia, sembra sia nata grazie al sostegno occulto di Renzi, che, all’ultimo momento, ha voluto creare una lista specchietto per le allodole per cercare di sottrarre voti al Movimento 5 Stelle e ai fuoriusciti dal Pd che avevano dato vita a “Liberi e Uguali”. L’intento renziano, realizzato in modo sbrigativo, appena 3 mesi prima delle elezioni, al di là degli slogan ribellistici, stile indignati e a una carica verbale e programmatica di tipo anarcoide, non è riuscito e il fallimento elettorale di “Potere al Popolo” la dice lunga sulla sua reale consistenza politica e sociale.
Veniamo ora ad analizzare i risultati delle formazioni politiche che in qualche modo si richiamano al comunismo e alla lotta di classe. La lista “Sinistra Rivoluzionaria”, unione di tre minuscole formazioni trozkiste, non merita nulla più di una semplice citazione, in quanto presente solo in 4 regioni del paese, ha raccolto molto poco ed il suo appare più un lavoro di disturbo che la costruzione di un qualcosa che possa avere un futuro, vista la litigiosità tra le tre componenti politiche di cui è composta la stessa lista elettorale. Un discorso a parte merita il Partito Comunista di Marco Rizzo, unica formazione marxista-leninista presente nella corsa elettorale e che, nonostante il boicottaggio di alcune componenti interne all’organizzazione, che gli hanno impedito di presentarsi in due regioni importanti come Piemonte e Lombardia, dove la presenza della classe operaia è la più alta di tutto il paese e, nonostante questa giovane formazione politica non abbia potuto presentarsi, per mancanza di una organizzazione valida, in Friuli-Venezia Giulia, nel Veneto, in Trentino-Alto Agide e in Valle d’Aosta, e naturalmente abbia subito un boicottaggio mediatico senza precedenti, è riuscita nelle restanti 14 regioni, dove era presente il suo simbolo, a raccogliere 100.660 voti. Questo risultato, anche se apparentemente sembra poco, è indice di un forte, anche se non ancora consistente come ci si potrebbe aspettare, radicamento. Il risultato del Partito Comunista dimostra che ci sono spazi, anche notevoli, per la crescita nel nostro paese di una formazione comunista, marxista-leninista, sempre che si riesca con costanza ad allargare il raggio d’azione e si possa organizzare efficacemente il partito su tutto il territorio nazionale, nessuna regione esclusa. Se si considera che, per la prima volta dopo 12 anni si presentava sulla scheda elettorale un Partito Comunista e che gli spazi dati dai media sono stati veramente esigui, e che in vaste aree operaie il simbolo non ha potuto neanche essere presente sulla scheda, possiamo capire quanto difficile sia stato ottenere anche quegli oltre 100.000 voti che si è ottenuti. Per esempio, sui media, quando si citavano le formazioni politiche a sinistra del Pd, si parlava sempre di “Potere al Popolo”, formazione che ha avuto più spazio sui media che la stessa “Liberi e Uguali”. Lo stesso quotidiano il Manifesto, che si definisce nella sua testata “quotidiano comunista”, non ha mai menzionato, neppure una volta sola, il Partito Comunista, neppure nei risultati finali, dove ha preferito mostrare i voti che hanno preso due formazioni apertamente fasciste come “Forza Nuova” e “CasaPound”, piuttosto che citare il Partito Comunista. Questo è il boicottaggio totale subito dal Partito Comunista dai media, anche da quelli della presunta sinistra di classe. Noi, compagni del Circolo Culturale Proletario di Genova, abbiamo deciso di sostenere il Partito Comunista di Marco Rizzo, con la presenza di un nostro compagno come candidato di questo partito per il Senato, non solo perché, come ho innanzi sostenuto, era l’unica formazione m-l presente nella scheda elettorale, e non perché pensiamo che tutto quello che ha fatto sinora questo partito sia stato nel giusto e immune da errori, ma per ciò che simbolicamente rappresenta e per le potenzialità che racchiude, se vogliamo dar vita, nel prossimo futuro, ad una organizzazione qualitativamente e quantitativamente comunista, che possa incidere e avere voce in capitolo nella realtà politica del nostro paese. Durante la campagna elettorale, abbiamo letto con attenzione le varie prese di posizione assunte dai vari raggruppamenti politici che dicono ispirarsi al marxismo-leninismo e… sinceramente siamo rimasti sconcertati! Leggendo i vari comunicati emessi dalle varie formazioni marxiste-leniniste presenti nel nostro paese, siamo passati dai vaneggiamenti astensionisti, di bordighiana memoria, di Piattaforma Comunista e degli pseudo maoisti di Proletari Comunisti, al comunicato della Federazione dei Carc che invece sostiene di votare per tutti! Siamo alla frutta.... Vorremmo ricordare ai compagni dei Carc, di cui sempre abbiamo stimato le loro posizioni di classe, che votare un operaio, non significa automaticamente votare un compagno. Non sempre operaio è sinonimo di comunista (anzi in quest’epoca di situazione reazionaria in sviluppo è molto più facile incontrare operai che votano partiti xenofobi e di destra, che partiti di sinistra). Del resto, neanche votare un immigrato di colore significa per forza votare un antirazzista, ne è un esempio lampante l’africano eletto nelle file della stessa Lega. La scelta ecclettica di concentrare il voto solo a singoli candidati operai non è giustificabile da una pratica comunista, che invece deve lavorare per la formazione di liste comuniste proprie, dove prevalga l’ideologia comunista del partito e rifiuti categoricamente l’individualismo tipico delle attuali formazioni politiche borghesi, rifiutando altresì le scelte movimentiste anarcoidi (tipo “Potere al Popolo”), che non hanno mai avuto una lunga vita. Come comunisti rifiutiamo in tal modo le logiche delle scelte individualistiche e personali che sono totalmente contrarie alla nostra cultura e alla nostra prassi di marxisti-leninisti. Ugualmente, noi abbiamo sempre rifiutato a priori la forma astensionistica, perché, come già a suo tempo avevano dimostrato gli stessi Carc, il rifiuto elettorale non fa parte della prassi leninista. Dall’altra è anche vero che occorre concentrare le poche forze a disposizione su quella lista che più di tutte si avvicina ideologicamente all’ideologia comunista, marxista-leninista. E, per noi, questa forza politica, pur con tutti i limiti locali e nazionali, che abbiamo avuto modo di verificare, è il Partito Comunista. Si è deciso così di sostenerlo e aiutarlo in campagna elettorale, perché rappresenta simbolicamente in fieri quell’organizzazione politica comunista di cui si sente la necessità. Potrebbe diventare il catalizzatore delle varie soggettività marxiste-leniniste, presenti nel nostro paese, per avviare una ripresa politica a livello nazionale dei marxisti-leninisti, per dare vita alla fondazione qualitativa e quantitativa di quel Partito Comunista che occorre al Proletariato d’Italia (che ancora non è, logicamente, quello sin qui rappresentato da Marco Rizzo e soci) per portare avanti le lotte necessarie per fare dell’Italia un paese Socialista.
I COMPAGNI DEL CIRCOLO CULTURALE PROLETARIO DI GENOVA
Marzo 2018